lunedì 23 novembre 2015

Quesiti


In frantumi la tazza del Servizio Giapponese, che tanto Amo.

Dentro del Buon Caffè, potrai solamente tentare di farCi un mosaico. 
   Addio recipiente accogliente di caffè, Addio Gusto e Odorato. Benvenuto tatto. Hasta siempre udito e vista.
Eppure le tazze son rimaste in cinque, i sensi no - mancherà sempre il sesto?
Perdere i Sentimenti, in principio voleva dire perdere le facoltà principali di percezione, del Sentire - perdere i Sensi e svenire.
Perduti, in parte. Acquisiti, in parte. Quesiti, rimangono.


mercoledì 16 settembre 2015

Tu

   Ed ecco lo Splendido testo composto da Luca Maggio a proposito del Tu. 
Ci siamo conosciuti nel 2013, ha già scritto della mia ricerca. 
Sono molto Grata a Luca, una persona di Sensibilità Altra. 
Prima di conoscere Luca non sapevo cosa fosse un Curatore. Conoscendo Luca auguro a tutte le persone che si occupano del Minotauro di essere Curate da Lui.
   Luca non è presente solo in periodo di mostre, Luca è un Amico Presente sempre. 
Ogni volta che inizio un nuovo lavoro Lui è il primo a cui espongo il lavoro: nuova idea, conto fino a tre, uno due tre, mail a Luca. Riesce a capire concetti ermetici che ancora devono trovare parole, sì, con Luca parlo attraverso colori immagini e gesti.

Nei momenti in cui mi sento Piena di Grazia, nei momenti in cui non ricordo che il Dolore è un Errore della Mente... Luca c'è. Cura e Conforto. Non immaginavo nemmeno esistesse una Persona così. Senza Luca avrei smesso di lavorare almeno almeno tre anni fa, non scherzo. Ci siamo consigliati tanti libri, mi ha fatto conoscere Poeti Musicisti e Artisti in genere che mi hanno fatto crescere tanto. Sì, la cura e la forza di Luca nel riuscire a condurre questa mina vagante che sono è uno dei doni più Belli della mia vita.


"Un uomo labirintico non ha bisogno di trovare l'uscita, ma solo la sua Arianna" - dice il mio Amato Roland Barthes -, Luca è la mia Arianna che tende e strattona il filo da lontano appena mi addormento triste.

https://lucamaggio.wordpress.com/2015/09/13/tu-sara-vasini-r-a-m-2015/

venerdì 3 aprile 2015

CiuUUUUFf

Definizioni di tempo ed esigenza d'ascoltarsi. Qui rimangono intrappolate definizioni che mi fluiscono, controllate o meno dalla supervisione dell'udito che costante scandisce il sentire, mio proprio, non universale e solo di latitudine ed anestesia.
    Prenderò il treno delle 14:30 che parte dal binario due, è in arrivo sul secondo binario, ancora sulla stessa panchina.
    Ecco mi sono seduta sulla prima carrozza, a metà, come sempre.
    Il treno è una gran dote di tempo puro.
Solo il treno, tra rumori soffi, e diciture meccanizzate - rompere qua in caso d'emergenza - stabiliscono l'essere nel mondo disilluso, ma illuso dalla poesia Futurista.
E allora: ciuUUUUFf!
Grazie, sono le 14:35. Si parte, sta finendo l'inchiostro e mi rifiuto di scrivere, ancora. La grafomania non gode in lapis, ci vuole sangue nero per soddisfarla.

giovedì 1 gennaio 2015

cordoni ombelicali artificiali

Che cos'ha nella borsa? Un aborto con un cordone ombelicale strasciconi, soffocato in ovatta rossastra. I cordoni di tutti sono legati l'un l'altro nel passato, cavo intrecciato d'ogni carne. [...] Volete essere simili a dei? Contemplatevi l'omphalos. Pronto. Parla Kinch. Mi dia Edenville. Alef, alfa: zero, zero, uno.

Sposa e compagna di Adamo Kadmon: Heva, l'ignuda Eva. Non aveva ombelico. Contempla. Ventre senza macchia, gonfio e grosso, un brocchiere di pergamena tesa, no, bianco acervo di grano, splendido e immortale, eretto da eternità ad eternità. Grembo del peccato. [...] Si congiunsero e si separarono, fecero il volere dell'accoppiatore. [...] Vado o no da zia Sara? La voce del mio padre consustanziale.
James Joyce, Ulysses.
   Ecco sono arrivata alla conclusione che quest'oggi il pensiero dell' Omphalos mi ha perseguitata, minata, per tutto il giorno - e ho ritrovato questo ricordo di Ulysses. Partito dalla piccola cicatrice che porta in grembo la Gatta; sterilizzandola l'ho resa umana, più che umana. Porta seco quel qualcosa del tutto umano che ci rende terreni, cordoni ombelicali artificiali. 
Sterilizzazione. Continuiamo a sterilizzarci fisicamente e mentalmente tutti i giorni, per non partorire il prolungamento della nostra disgrazia: la caduta - dalle Grazie della Madre, non dal Cielo. Santo, ultimo Santo. Azzurrità immensa che amplifichi e rendi Infinito il vagabondare in desideri, di stelle e nuvole in movimento, puttane del tempo, nel.
   Pare stupido parlare del primo dell'anno, lotto ogni giorno con la mia morte e la mia rinascita. Inutile dare tanta importanza a una cifra. Muoio ogni notte quando mi addormento, per poi rinascere al risveglio nel corpo pesante che non mi appartiene, fatto di pensieri e caffè per renderlo meno libero di quanto fosse in sogno. Cambiano i numeri degli anni, e ci attacchiamo al cambiamento numerico accettandolo, quand'anche non diamo lo stesso piacere al mutamento che avviene intorno a noi, ma anche dentro: vorremmo mai vivere sempre e solo in un anno? No, lo guardiamo passare e incantati alle successioni numeriche desideriamo una vita a lieto fine, senza mutamenti di crescita, vorremmo bastarci, così come siamo. Ci aspetta ancora molto, o forse no. In un mare di nebbia, cammineremo nell'attesa, giorno dopo giorno.
   Temo in un ritorno nostalgico, ma nessun ritorno; questa morte - notte - mi ha aperto gli occhi, con il vento gelido su calze leggere di fili setati, quante farfalle di seta hanno abbandonato la loro Pupa per scaldarmi? Bachi da seta, rifiutati dall'esistenza - prolungata nelle mie articolate calze, con filino lungo, dietro, per tutta l'altezza della gamba - in cambio di un qualche giorno di Volo, di qualche giorno a causa mia? No, non hanno abbandonato a causa mia, le farfalle dovevano volare. Psychè, Anima, bachi da seta senz'Anima, tatuata Alma sulle labbra della confidente: ho calze senz'anima che proteggono queste mie gambe dal freddo. A pregare contro la burrasca, protetta dall'anima di nessuno torcerò i capelli che rimangono delle notti amate impigliati nel mio letto di seta e d'ottone. Letto stanco d'ottone che di energie mi privi rubandomi i capelli: quante notti, ancora, brinderai all'assenza d'anima. Strappa gli ultimi capelli e proteggi i miei sogni, che lo sognano, che mi sognano di lui che mi abbandonano di assenze in isola circolare, senza più mare, solo di nebbie e schiaffi in volto, gelidi, e sulle mie gambe, stanche di sonno, fredde di noia.
   Annoiami letto di ottone e seta, in favole antiche che non sono in grado di far più volare. Tradiscimi ancora e sempre e cuci i miei occhi con i miei stessi capelli, per farmi guardare dentro ai miei sogni, dove il Reale  più bello in date Giuliane.
   Fili di seta e capelli diventano intestini, cordoni ombelicali artificiali che si sono dimenticati di dirmi che si sono inventati tutta la Favola di te, per tenermi compagnia su Nasso - in.
   Invidio Psychè senza cordone ombelicale, ma forse questo che rimane di me non ha tenuto legame, cordone ombelicale, con la mia stessa Psychè.
   Buon anno Anima mia, vola lontano e in alto, anche se solo per qualche giorno.

venerdì 26 dicembre 2014

I tuoi calzini Blu

Stasera ceniamo. Hai detto.
Di Baci. Risposi.
Stasera, di baci, allora, ceniamo. Pensai.
No. Hai detto.
   Nel taschino interno del cappotto, tanto talmente piccola volevo essere. Di Grazia, volevo stare, tra il profumo dei miei vestiti puliti, la seconda esistenza del prolungamento della mia pelle - chiamavo i miei vestiti - e il prolungamento della tua, pelle - che poi mi piaceva il tuo maglione, l'ho detto , hai sorriso.
   Sono caduta, come Eva, per terra dal paradiso, e mi sono vergognata come lei. Ma a differenza sua ho l'omphalos.
   Un sogno, ti ha sognato. Era un sogno. Ma l'immagine che non riesco a togliermi dalla testa: i tuoi calzini Blu. E tu non dici mai il mio nome, ma non sei una foglia e non sono una lumaca. Rumori Blu. Umori Blu. Calzini Blu. Esco di casa e guardo il cielo. Tu non ci sei.

martedì 23 dicembre 2014

analfabetismo emotivo

Secoli di noia digestiva.
Ecco cos'è. La noia arriva durante la digestione.
    Secoli di noia digestiva, e, un'immensa pace di sete dissetata.
Un'immensa pace di sogni sognati.
Un'immensa pace di fame sfamata.
Un'immensa pace di desideri desiderati.
    Se ho fame mi nutro e mi sfamo.
Se ho sete bevo e mi disseto.
Sogno e desiderio sono in secoli di noia digestiva.
    Sfamare e dissetare sono concetti propriamente fisici, e non ho più voglia di fare sinestesie, per il resto.
    Ho sempre vissuto il susseguirsi dei numeri con una certa ansia.
Ogni qual volta che arrivo alla sequenza cinque sei sette  mi blocco. Penso al Cinque innamorato perso del Sei, e il Sei super innamorato del Sette. Mi ha sempre fatto tenerezza il Cinque, il Sei non se lo è mai calcolato.
    Il cinque non ha mai calcolato il quattro, del resto.
Un'infinita solitudine inesprimibile. Dare sentimento a numeri, per trovarne un po' che non è in noi.
     Chi è il 6? Tu, Tu sei.

venerdì 28 novembre 2014

E non conosco nemmeno il colore dei tuoi occhi

Essere mancato. Sentirti mancato, sentirmi, sentirci.
Trasudando in deserto rosso, rimane un cappotto, verde Giuliana.
    Raro il fatto della compresenza di cinque (ricordi il cinque? La mia tenerezza per il cinque? E solo a te ho raccontato...), sì, cinque cappotti verde Giuliana, in un mercatino dell'usato, il giorno dopo che ti ho visto la prima volta -e tu non mi hai vista.
Ho fatto una fotografia, ai cinque cappotti, e non l'hai mai vista.
     Avevo smesso di scriverti favole. Non avevamo più bisogno di parole.
      Nemmeno ora, ma ti sento di meno -dicono così, letteralmente, in Spagna, per dire: mi manchi (e odio tutte ste virgole, questi punti, questi trattini e parentesi che, al posto di cadenzare i miei toni, in realtà sono solo secondi nel pensiero più triste: non poterti sentire più).
     Il verde... alcuni lo annoverano tra i colori primari con giallo rosso e blu.
     Il giallo era il mio colore favorito da bambina, ora è il blu da qualche anno, il rosso è sempre stato un colore dell'anima.
     Tu sei il mio verde, e non conosco nemmeno il colore dei tuoi occhi.